CORSO AVANZATO GESTIONE RECUPERO TATTICO
ARGOMENTO:
RICHIESTA EVACUAZIONE MEDICA
OBIETTIVO
INSEGNARE AI SOLDATI ASSEGNATI ALLA 1°MER (MEDICAVAL EVALUATION & RESCUE)
A RICHIEDERE UN'EVACUAZIONE MEDICA DI UN FERITO IN TEATRO OPERATIVO.
FONDAMENTI del CORSO:
Dare un ordine di richiesta evacuazione medica, gestire una situazione di recupero
pazienti, usare sistemi di comunicazioni, imparare le istruzioni su come richiedere
un'evacuazione medica (MEDEVAC), utilizzo del formato di richiesta (9 linee).
RICHIESTA EVACUAZIONE MEDICA
FORMATO MESSAGGIO 9 LINEE
• LINEA 1 Zona di recupero
• Si richiede di indicare la posizione GPS precisa del luogo del recupero.
NOTA: Se le info MedEvac non sono trasmesse su comunicazione sicura, vanno codificate.
• LINEA 2 Nome squadra, canale radio,
1° in comando.
• Le richieste di MedEvac andranno sempre effettuate sul canale X.
La squadra poi dovrà tornare sul proprio canale comunicato al Centro MedEvac.
NOTA: Se le info MedEvac non sono trasmesse su comunicazione sicura, vanno codificate.
• LINEA 3 Numero pazienti e precedenza
• Le richieste dovranno essere eseguite con le seguenti precedenze:
URGENTE (evacuazione entro 2h)
PRIORITARIA (evacuazione entro 4h)
ROUTINE (non urgente-entro 24h)
IMMETAC (evacuazione tattica immediata – si richiede quando la situazione non è urgente ma può mettere a rischio la riuscita della missione)
NOTA: Se le info MedEvac non sono trasmesse su comunicazione sicura, vanno codificate.
• LINEA 4 Richiesta equip. speciale
• La squadra sul campo potrà richiedere equipaggiamenti speciali per il recupero:
NESSUNO
CESTELLO
JUNGLE PENETRETOR
KIT ESTRICAZIONE
NOTA: Se le info MedEvac non sono trasmesse su comunicazione sicura, vanno codificate.
• LINEA 5 Numeri Pazienti e tipo
• Al fine del recupero e trasporto aereo, I pazienti si dividono in due tipi:
LETTIGA
SEDUTO
NOTA: Se le info MedEvac non sono trasmesse su comunicazione sicura, vanno codificate.
• LINEA 6 Sicurezza della zona
• ALPHA (zona sicura, no ostili)
• BRAVO (possibili ostili in zona, no ingaggi)
• CHARLIE (ostili nell'area, approccio con cautela, no ingaggi)
• DELTA (ostili in area, ingaggi, scorta armata richiesta)
NOTA: Se le info MedEvac non sono trasmesse su comunicazione sicura, vanno codificate.
• LINEA 7 Metodo di segnalazione area
• SMOKE&COLOUR (FUMOGENO COLORATO – GIORNO)
• LIGHT (CYALUME – NOTTE)
NOTA: Se le info MedEvac non sono trasmesse su comunicazione sicura, vanno codificate.
• LINEA 8 Nazionalità e stato del paziente
• MIL-ITA (militare italiano)
• NON MIL-ITA (militare non italiano)
• CIV-ITA (civile italiano)
• NON CIV-ITA (civile non italiano)
• PRIGIONIERO
NOTA: Se le info MedEvac non sono trasmesse su comunicazione sicura, vanno codificate.
• LINEA 9 Pericolo NBC
>NUCLEARE
>BATTERIOLOGICO
>CHIMICO
NOTA: Se le info MedEvac non sono trasmesse su comunicazione sicura, vanno codificate.
RIEPILOGOFORMATO MESSAGGIO 9 LINEE
> Linea 1 : Coordinate di recupero
> Linea 2 : Nome Team, Canale Radio, 1° in comando
> Linea 3 : Numero pazienti e precedenza
> Linea 4 : Richiesta equipaggiamento. Speciale
> Linea 5 : Numero pazienti e tipo
> Linea 6 : Sicurezza della zona
> Linea 7 : Metodo di segnalazione zona
> Linea 8 : Nazionalità e stato del paziente
> Linea 9 : Pericolo NBC
TRASMISSIONE RICHIESTA MEDEVAC
A) Contattare il centro MedEvac sul canale radio prestabilito.
1) Assicurarsi di aver contattato il centro comando corretto
2) Utilizzare il proprio nome squadra per identificarsi e fornire il canale di squadra.
3) Per contattare il centro MedEvac utilizzare la formula “Attenzione Richiesta MedEvac”attendere 3-5 sec. Se non ci sarà risposta ripetere la frase.
B) Trasmettere le informazioni MedEvac nella giusta sequenza.
1) tutta la sequenza dovrà essere comunicata senza interruzioni in max 30 secondi.
ESEMPIO DI COMUNICAZIONE
Il Team Leader si porta sul canale predisposto
• “Dog Wolf qui è BAT 00 passo”
• “HQ Dog Wolf in ascolto, passo”
• “Dog Wolf, qui è BAT 00. Abbiamo una richiesta di MedEvac, passo”
• “Linea 1.Uniform Tango Mike 123456 November 123456. Stop”
• “Linea 2. Squadra BAT 00, LPD 00, Nome Team Leader.Stop”
• “Linea 3. 2 Urgente.Stop”
• “Linea 4. Cestello, Stop”
• “Linea 5. 2 Lettiga. Stop”
• “Linea 6. Charlie. Stop”
• “Linea 7. Smoke rosso. Stop”
• “Linea 8. Civ Non-Ita. Stop”
• (“Linea 9. Chimica. Stop” ) “Richiedo conferma ricezione”
• “BAT 00 , qui Dog Wolf, ricezioni confermata”
• “MedEvac disponibile in XXXX – tempo -”
• “BAT 00 ricevuto, chiudo”
sabato 28 gennaio 2012
giovedì 5 gennaio 2012
Soccorso vitale al traumatizzato
Il Supporto Vitale di base al Traumatizzato, abbreviato
anche con SVT (in inglese
BTLS, Basic Trauma Life Support o PTC, Pre-hospital
Trauma Care), è un protocollo di
soccorso finalizzato al primo trattamento di infortunati che hanno
subito un trauma, cioè un
evento causato da una considerevole quantità di energia che agisce
sull'organismo
provocandone danni. Questo tipo di soccorso è quindi rivolto non
solo ad infortunati che
hanno subito ad esempio incidenti stradali, ma anche a persone
annegate, folgorate,
ustionate, o che hanno subito ferite da arma, poiché in tutti
questi casi le lesioni sono
provocate dalla dissipazione di energia sul corpo. Si parla di politrauma nel caso in cui una
persona abbia subito traumi a più di un apparato. Anche se una persona ha
tutti e quattro
gli arti rotti, ma la cute non è lesa e non vi sono lesioni a vasi
o nervi, non si tratta quindi di
politrauma.
È di grande importanza il tempo che intercorre tra l'evento del
trauma e il soccorso, poiché
minore è l'intervallo di tempo e maggiore è la possibilità che la
persona traumatizzata
possa sopravvivere. L'SVT fa proprio il concetto della golden hour (ora d'oro),
sottolineando come il tempo tra l'evento e la centralizzazione
presso un "trauma center"
non debba essere superiore ai 60 minuti, limite oltre il quale si
ha una netta caduta delle
possibilità di out-come positivo.
Dinamica del trauma
Esistono degli elementi predittivi che indicano una ipotetica
maggior gravità del trauma
(Elementi di Dinamica Maggiore) ai quali è quindi associato un
codice di massima priorità.
I principali elementi di Dinamica Maggiore sono:
· l'età del paziente: minore di 5 anni e
maggiore di 55;
· la violenza dell'impatto: uno scontro
frontale o l'eiezione di una persona fuori
dall'abitacolo;
· lo scontro tra mezzi di dimensioni opposte:
bicicletta/camion, auto/pedone,
auto/moto;
· persone decedute sullo stesso veicolo;
· Estricazione complessa (tempo di estricazione
superiore ai venti minuti)
· Caduta da altezze maggiori di 3 metri.
In altri casi di traumi (folgorazione, ustione, annegamento,
ferite d'arma) la priorità è
tipicamente massima, vista la complessità e la pericolosità delle
forze fisiche coinvolte.
Danni primari e secondari
Il danno che viene causato direttamente dal trauma è chiamato
danno primario. Ad
esempio in un incidente stradale i danni primari che può subire
una persona possono
essere la rottura di ossa e legamenti. I danni secondari sono
quelli che il paziente riporta a
seguito di un trauma; infatti l'energia del trauma (cinetica,
termica, ecc...) agisce anche agli
organi interni e può procurare danni più o meno gravi. I danni
secondari più frequenti
possono essere l'ipossia (mancanza di ossigeno), l'ipotensione
(abbassamento della
pressione arteriosa dovuta all'instaurarsi si uno stato di shock),
l'ipercapnia (aumento
dell'anidride carbonica nel sangue) e l'ipotermia (abbassamento
della temperatura
corporea).
Catena della sopravvivenza
In caso di trauma esiste una procedura che serve per coordinare le
azioni di soccorso,
chiamata catena di sopravvivenza del traumatizzato, che si
divide in cinque fasi principali:
· chiamata di emergenza: allertamento precoce
tramite numero
d'emergenza (in
Italia
118);
· triage effettuato per valutare la gravità dell'evento e il numero delle
persone
coinvolte;
· SVT precoce;
· Centralizzazione precoce presso Trauma Center
(Golden Hour);
· ALS precoce;
Squadra di soccorso
Una squadra che agisce su un SVT dovrebbe essere composta da
almeno tre persone:
Capo Squadra, Primo Soccorritore e Autista Soccorritore. Lo schema
seguente è
puramente ideale, in quanto l'equipaggio può variare a seconda
dell'Organizzazione, della
legge regionale in materia di soccorso e del tipo di urgenza.
· Il Capo Squadra (detto anche con il termine
inglese team leader) è in genere il
soccorritore con più esperienza o anzianità e gestisce e coordina
le operazioni da
fare durante un servizio. Il capo squadra è inoltre colui che
effettua tutte le
valutazioni. In una squadra in cui è presente un infermiere od un
medico del 118 il
ruolo di caposquadra passa automaticamente a loro.
· L'Autista Soccorritore, oltre a guidare il
mezzo di soccorso, si occupa della
sicurezza dello scenario ed aiuta gli altri soccorritori nelle
manovre di
immobilizzazione. [2]:
· Il primo soccorritore (detto anche leader
di manovra) si posizione alla testa del
paziente traumatizzato e ne immobilizza la testa tenendola in
posizione neutra fino
al posizionamento sull'asse spinale. Nel caso in cui il paziente
indossi un casco, il
primo soccorritore si occupa della rimozione, stando sempre e
comunque alla testa.
Il Supporto Vitale al Traumatizzato
Il supporto vitale di base al traumatizzato parte dagli stessi
principi del normale BLS. Il
BLS al traumatizzato prevede due valutazione: Primaria e
Secondaria.
E' fondamentale l'immediata valutazione della Coscienza del
traumatizzato, qualora
questa sia assente deve essere applicato immediatamente il
protocollo BLS. Nel caso di
infortunati incarcerati è determinante una rapida valutazione
delle Funzioni Vitali di Base
(ABC) che è necessaria per indirizzare l'equipe di soccorso verso
un' estricazione rapida
(in caso di incoscienza o compromissione di una delle FV) o
un'estricazione
convenzionale.
Strategie di approccio:
Stay & play vs Scoop & run: ad ogni paziente il suo.
Queste due strategie vanno scelte in base alle caratteristiche del
paziente e della realtà
sanitaria locale; la strategia dello scoop & run va applicata
a pazienti critici che non
gioverebbero di intervento, anche se medico e avanzato sul
territorio ma necessitano di
ospedalizzazione immediata e trattamento. Tra le condizioni che
necessita di Scoop&run
vi sono le ferite penetranti al tronco (torace, addome), radice
degli arti e collo, ovvero siti
anatomici le cui ferite non sono comprimibili in modo efficace.
Valutazione primaria
Dopo aver effettuato la valutazione rapida ed una eventuale
estricazione se necessario, si
esegue la valutazione primaria che è suddivisa in cinque punti: A,
B, C, D ed E.
A - Airway and Spine Control (vie aeree e stabilizzazione
del rachide cervicale)
Il Primo Soccorritore si posiziona alla testa stabilizzandola
manualmente mente il Capo
Squadra applica il collare cervicale. Il capo squadra valuta lo
stato di coscienza
chiamando la persona e stabilendo un contatto fisico, per esempio
toccandole le spalle; se
lo stato di coscienza risulta alterato è fondamentale darne rapida
comunicazione alla
Centrale Operativa 118. Sempre in questa fase il team leader scopre
il torace del paziente
e controlla le vie aeree, posizionando se necessario una cannula oro-faringea. E'
importante somministrare sempre O2 ad alti flussi al
traumatizzato.
B - Breathing (respirazione)
Se il paziente risulta incosciente, dopo aver allertato il 118, il
capo squadra procede con la
manovra del GAS (Guardare, Ascoltare, Sentire) che serve per valutare se la
persona
respira. In caso di respiro assente viene eseguito il classico BLS
effettuando due
ventilazioni (possibilmente collegando il pallone autoespandibile
alla bombola
dell'ossigeno facendola erogare ad alti flussi) e si passa poi
alla fase C. Nel caso in cui il
respiro sia presente o nel caso in cui il paziente sia cosciente
si posiziona la mascherina
somministrando ossigeno ad alti flussi e si esegue l'OPACS
(Osservo, Palpo, Ascolto,
Conto, Saturimetro). Il capo squadra con questa manovra valuta
diversi parametri del
paziente: infatti osserva e palpa il torace verificando che non vi
siano avvallamenti o
anomalie, ascolta il respiro controllando che non vi siano
gorgoglii o rumori, conta la
frequenza respiratoria ed usa il saturimetro per valutare
l'ossigenazione nel sangue.
C - Circulation
In questa fase vengono valutati diversi parametri riguardanti la
circolazione e il battito
cardiaco. Se il paziente nella fase B è incosciente e non respira
- dopo avergli effettuato
due ventilazioni - si passa alla fase C che consiste nel controllo
della presenza del polso
carotideo, posizionando due dita sulla carotide e contando fino a
10 secondi. Se non c'è
polso si passa alla rianimazione cardiopolmonare praticata nel BLS
effettuando massaggi
cardiaci. Se c'è polso e non c'è respiro si assiste la
respirazione effettuando circa 12
insufflazioni al minuto con il pallone autoespandibile collegato
alla bombola dell'ossigeno
che eroga ad alti flussi. Se il polso carotideo risulta assenta la
valutazione primaria si
ferma a questo punto.
Il paziente cosciente viene trattato in maniera differente. Viene
valutata la pressione
arteriosa tramite lo sfigmomanometro e il polso radiale: se quest'ultimo risulta assenta
significa che la massima (sistolica) è minore di 80 mmHg. (Dal
2008 le fasi B e C sono
state unificate in un'unica manovra, per cui la verifica di
presenza del polso carotideo è
contemporanea a quella del respiro)
D - Disability
In questa fase viene valutato lo stato neurologico della persona.
I medici e gli infermieri
usano la Glasgow Coma Scale (Scala di Glasgow, chiamata anche GCS), mentre i
soccorritori usano la scala AVPU, che è più semplice e immediata. L'acronimo AVPU
significa Alert, Verbal, Pain, Unresponsive.
Con alert si intende un paziente cosciente,
lucido e orientato; con verbal si intende un paziente
semi-cosciente che risponde agli
stimoli vocali con bisbigli o a tratti; con pain si intende
un paziente che risponde solo agli
stimoli dolorosi; con unresponsive si intende un paziente
incosciente che non risponde a
nessun tipo di stimolo. Procedendo dalla A (alert) verso la
U (unresponsive) lo stato di
gravità aumenta.
E - Exposure
In questa fase si valuta se il paziente ha riportato lesioni più o
meno gravi. Il capo squadra
spoglia il paziente (tagliando i vestiti se necessario) e fa una
valutazione dalla testa ai
piedi controllando eventuali lesioni o emorragie. I protocolli
prevedono di controllare anche
i genitali, ma spesso non risulta possibile sia per volontà del
paziente sia perché risulta più
semplice chiede al paziente se sente egli stesso dei dolori. La
stessa cosa vale per quanto
riguarda la parte in cui andrebbero tagliati i vestiti; può
capitare che il paziente sia
contrario e alcune volte gli stessi soccorritori decidono di non
farlo se il paziente non
riporta dolori, muove bene gli arti e assicura di non aver subito
colpi in una determinata
zona del proprio corpo. A seguito del controllo testa-piedi il
paziente viene ricoperto con un
telo termico per evitare una possibile ipotermia.
Alla fine di questa fase, se il paziente è sempre stato cosciente,
il team leader comunica
tutti i parametri dell'ABCDE alla centrale operativa del 118, la
quale gli dirà che cosa fare e
in quale ospedale trasportare il paziente. Ogni qual volta che
avvengono dei cambi
sostanziali nei parametri del paziente, il capo squadra deve
comunicarli subito al 118.
Scoop and run o stay and play
Dopo aver completato la valutazione primaria ed aver avvertito il
118 delle condizioni, la
centrale operativa decide se far trasportare il paziente in
ospedale oppure se inviare un
altro mezzo di soccorso come ad esempio un'automedica
venerdì 30 dicembre 2011
Il Sacro Graal, tra leggenda e verità storica
Le leggende hanno parlato del Sacro Graal, la coppa da cui Gesù e i discepoli avrebbero bevuto
durante l'ultima cena e che permetterebbe di dare la vita eterna, fin dal Medio Evo. Tutto ebbe
inizio con i Vangeli:
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è
il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati." (Matteo 26:27-28)
Era questa coppa davvero una coppa speciale usata all'Ultima Cena o era piuttosto una normale
coppa da tavola? Con molta probabilità, piuttosto che fatta in metallo, la coppa in questione era
intagliata nel legno o realizzata in gesso bianco o altra tipo di roccia calcarea in cui molte coppe del
primo secolo dopo Cristo erano realizzate. E se così fosse stato, è improbabile che la coppa sia
sopravvissuta attraverso i secoli come avrebbe potuto fare una di metallo.
Tuttavia, nel Medio Evo, questa coppa, fosse essa simbolica o reale, divenne molto popolare.
Secondo lo storico britannico Richard Barber, le prime prove della coppa considerata come reliquia
sono datate al tardo settimo secolo dopo Cristo. Un vescovo franco chiamato Arnolfo viaggiò fino in
Palestina e mise per iscritto il racconto del suo viaggio. Egli scrisse che in una Chiesa del Santo
Sepolcro in Gerusalemme, vide un calice d'argento conosciuto come la "Coppa del Signore".
Tra la basilica del Golgotha e il luogo del Martirio, si trova una cappella in cui è custodito il calice del
Signore, che egli benedisse con le proprie mani e diede agli Apostoli quando sedeva alla cena il
giorno precedente il suo supplizio. Il calice è d'argento, ha la dimensione di una pinta gallica e ha
due maniglie lavorate su ciascun lato... Dopo la Resurrezione, il Signore bevve da questo stesso
calice, secondo quando indicato alla cena con gli apostoli. Il santo Arnolfo lo vide e attraverso
un'apertura del reliquiario dove era riposto, egli lo toccò con mano propria.
Rappresentazione del Sacro Graal
Il termine graal viene dallo scrittore francese Chretien de Troyes che scrisse un romanzo intitolato
Perceval. L'autore morì nel 1190 d.C. prima di completare l'opera. In essa, un giovane cavaliere visita
il castello del Re Pescatore dove vede una strana processione nella quale è presente un piatto d'oro
incastonato di gemme e chiamato "graal". Esso era un oggetto sacro utilizzato per trasportare l'ostia
consacrata. Nella processione, egli vede anche un ragazzo che trasportava una lancia sanguinante
dalla punta, probabilmente un riferimento alla lancia che ferì il costato di Gesù sulla croce (Giovanni
19:34) e perciò si finì col collegare questo graal con un artefatto della Passione. Poiché la storia non
fu mai finita, è impossibile sapere cosa intendesse l'autore.
Cionondimeno, questa storia incompleta divenne la fonte da cui attinsero numerosi autori che si
riproposero di completarla. Le due opere più famose così ottenute sono il Parzifal di Wolfram von
Eschenbach e La Storia del Graal di Robert de Boron. Boron, il quale scrisse agli inizi del tredicesimo
secolo, fu il primo autore a riportare che il Graal si potesse identificare con un artefatto usato
nell'Ultima Cena. Egli scrisse che la coppa fu trasportata da Gerusalemme alla "terra in Occidente"
(forse la Gran Bretagna) dove divenne il fulcro della leggenda di Re Artù.
La maggior parte degli scrittori medievali descrive il Graal come un qualche tipo di coppa o piatto,
sia in riferimento al piatto in cui Giuda intinse le proprie dita sia in relazione alla coppa da cui i
discepoli bevvero (Cfr. Matteo 26:23,27).
La parola "graal" potrebbe derivare dal latino gradalis che si riferisce a una larga base da portata per
servire le carni. Potrebbe anche essere legata al greco krater, un imponente calice con maniglie.
Quest'ultima è l'interpretazione che gli scrittori successivi preferirono.
Nella terza parte del poema di Boron, Giuseppe di Arimatea, uno dei seguaci di Gesù, ricevette la
coppa da Ponzio Pilato dopo la Crocifissione. Successivamente egli fu imprigionato, ma il Cristo
risorto lo sorreggerà per quarant'anni in prigione, tramite il Graal. Quando venne rilasciato, Giuseppe
costruì una "tavola del Graal" con tredici posti per commemorare l'Ultima Cena, dando subito dopo il
graal al suo fratellastro, Bron, che l'avrebbe trasportata in occidente. Più tardi, Merlino avrebbe
consigliato al padre di Artù di costruire la Tavola Rotonda basata proprio sulla Tavola del Graal di
Giuseppe.
Sempre nel poema di Boron, Giuseppe usò anche il Graal per raccogliere il sangue di Gesù quando fu
sepolto dopo la Crocifissione:
Caro nipote, sappi che questa è la lancia con cui Longino colpì Gesù Cristo sulla croce e in questo
recipiente che è chiamato Graal, sappi che è contenuto il sangue che Giuseppe raccolse dalle Sue
ferite mentre fluiva verso terra, e la ragione per cui lo chiamiamo Graal è che è santo a tutti gli
uomini di valore e a tutti coloro che possono restare in sua presenza; né esso permette il peccato in
sua presenza.
Secondo Wolfram, il Graal dispenserebbe cibo e bevande ai cavalieri affamati, purché spiritualmente
puri:
Perché, se ai tuoi giuramenti terrai fede,
Il Graal di tutti si prenderà cura
Qualsiasi cosa si voglia
Il Graal la concederà:
Piatti caldi, piatti freddi,
Piatti nuovi e piatti vecchi,
Carne che è addomesticata e carne che è selvaggia.
La Tavola Rotonda di Re Artù come trasposizione anglosassone della tavola dell'Ultima Cena
realizzata da Giuseppe di Arimatea
Gli scrittori medievali spesso descrivono un forte legame tra il graal e il corpo e il sangue di Gesù,
dimostrando come fosse un simbolo dell'Eucarestia.
Nel XII secolo, la chiesa cattolica dovette affrontare in Francia la minaccia degli eretici catari, che
sfidavano l'insegnamento della Chiesa nel quale l'Eucarestia era la via per la salvezza. Fu allora
coniato il termine transustanziazione per descrivere la trasformazione del pane e del vino benedetti
da un prete nel corpo e nel sangue di Cristo.
Numerosi calici e coppe nei secoli sono stati indicati come il Santo Graal. Per esempio il calice di
Antiochia, in argento, attualmente conservato al Metropolitan Museum di New York. Venne ritrovato
nel 1908 e apparteneva a una chiesa di Kaper Karaon vicino a Antiochia. È decorato con viti, animali
e dieci Apostoli seduti, più due immagini di Gesù. Questo artefatto è probabilmente databile intorno
al VI secolo d.C.
durante l'ultima cena e che permetterebbe di dare la vita eterna, fin dal Medio Evo. Tutto ebbe
inizio con i Vangeli:
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è
il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati." (Matteo 26:27-28)
Era questa coppa davvero una coppa speciale usata all'Ultima Cena o era piuttosto una normale
coppa da tavola? Con molta probabilità, piuttosto che fatta in metallo, la coppa in questione era
intagliata nel legno o realizzata in gesso bianco o altra tipo di roccia calcarea in cui molte coppe del
primo secolo dopo Cristo erano realizzate. E se così fosse stato, è improbabile che la coppa sia
sopravvissuta attraverso i secoli come avrebbe potuto fare una di metallo.
Tuttavia, nel Medio Evo, questa coppa, fosse essa simbolica o reale, divenne molto popolare.
Secondo lo storico britannico Richard Barber, le prime prove della coppa considerata come reliquia
sono datate al tardo settimo secolo dopo Cristo. Un vescovo franco chiamato Arnolfo viaggiò fino in
Palestina e mise per iscritto il racconto del suo viaggio. Egli scrisse che in una Chiesa del Santo
Sepolcro in Gerusalemme, vide un calice d'argento conosciuto come la "Coppa del Signore".
Tra la basilica del Golgotha e il luogo del Martirio, si trova una cappella in cui è custodito il calice del
Signore, che egli benedisse con le proprie mani e diede agli Apostoli quando sedeva alla cena il
giorno precedente il suo supplizio. Il calice è d'argento, ha la dimensione di una pinta gallica e ha
due maniglie lavorate su ciascun lato... Dopo la Resurrezione, il Signore bevve da questo stesso
calice, secondo quando indicato alla cena con gli apostoli. Il santo Arnolfo lo vide e attraverso
un'apertura del reliquiario dove era riposto, egli lo toccò con mano propria.
Rappresentazione del Sacro Graal
Il termine graal viene dallo scrittore francese Chretien de Troyes che scrisse un romanzo intitolato
Perceval. L'autore morì nel 1190 d.C. prima di completare l'opera. In essa, un giovane cavaliere visita
il castello del Re Pescatore dove vede una strana processione nella quale è presente un piatto d'oro
incastonato di gemme e chiamato "graal". Esso era un oggetto sacro utilizzato per trasportare l'ostia
consacrata. Nella processione, egli vede anche un ragazzo che trasportava una lancia sanguinante
dalla punta, probabilmente un riferimento alla lancia che ferì il costato di Gesù sulla croce (Giovanni
19:34) e perciò si finì col collegare questo graal con un artefatto della Passione. Poiché la storia non
fu mai finita, è impossibile sapere cosa intendesse l'autore.
Cionondimeno, questa storia incompleta divenne la fonte da cui attinsero numerosi autori che si
riproposero di completarla. Le due opere più famose così ottenute sono il Parzifal di Wolfram von
Eschenbach e La Storia del Graal di Robert de Boron. Boron, il quale scrisse agli inizi del tredicesimo
secolo, fu il primo autore a riportare che il Graal si potesse identificare con un artefatto usato
nell'Ultima Cena. Egli scrisse che la coppa fu trasportata da Gerusalemme alla "terra in Occidente"
(forse la Gran Bretagna) dove divenne il fulcro della leggenda di Re Artù.
La maggior parte degli scrittori medievali descrive il Graal come un qualche tipo di coppa o piatto,
sia in riferimento al piatto in cui Giuda intinse le proprie dita sia in relazione alla coppa da cui i
discepoli bevvero (Cfr. Matteo 26:23,27).
La parola "graal" potrebbe derivare dal latino gradalis che si riferisce a una larga base da portata per
servire le carni. Potrebbe anche essere legata al greco krater, un imponente calice con maniglie.
Quest'ultima è l'interpretazione che gli scrittori successivi preferirono.
Nella terza parte del poema di Boron, Giuseppe di Arimatea, uno dei seguaci di Gesù, ricevette la
coppa da Ponzio Pilato dopo la Crocifissione. Successivamente egli fu imprigionato, ma il Cristo
risorto lo sorreggerà per quarant'anni in prigione, tramite il Graal. Quando venne rilasciato, Giuseppe
costruì una "tavola del Graal" con tredici posti per commemorare l'Ultima Cena, dando subito dopo il
graal al suo fratellastro, Bron, che l'avrebbe trasportata in occidente. Più tardi, Merlino avrebbe
consigliato al padre di Artù di costruire la Tavola Rotonda basata proprio sulla Tavola del Graal di
Giuseppe.
Sempre nel poema di Boron, Giuseppe usò anche il Graal per raccogliere il sangue di Gesù quando fu
sepolto dopo la Crocifissione:
Caro nipote, sappi che questa è la lancia con cui Longino colpì Gesù Cristo sulla croce e in questo
recipiente che è chiamato Graal, sappi che è contenuto il sangue che Giuseppe raccolse dalle Sue
ferite mentre fluiva verso terra, e la ragione per cui lo chiamiamo Graal è che è santo a tutti gli
uomini di valore e a tutti coloro che possono restare in sua presenza; né esso permette il peccato in
sua presenza.
Secondo Wolfram, il Graal dispenserebbe cibo e bevande ai cavalieri affamati, purché spiritualmente
puri:
Perché, se ai tuoi giuramenti terrai fede,
Il Graal di tutti si prenderà cura
Qualsiasi cosa si voglia
Il Graal la concederà:
Piatti caldi, piatti freddi,
Piatti nuovi e piatti vecchi,
Carne che è addomesticata e carne che è selvaggia.
La Tavola Rotonda di Re Artù come trasposizione anglosassone della tavola dell'Ultima Cena
realizzata da Giuseppe di Arimatea
Gli scrittori medievali spesso descrivono un forte legame tra il graal e il corpo e il sangue di Gesù,
dimostrando come fosse un simbolo dell'Eucarestia.
Nel XII secolo, la chiesa cattolica dovette affrontare in Francia la minaccia degli eretici catari, che
sfidavano l'insegnamento della Chiesa nel quale l'Eucarestia era la via per la salvezza. Fu allora
coniato il termine transustanziazione per descrivere la trasformazione del pane e del vino benedetti
da un prete nel corpo e nel sangue di Cristo.
Numerosi calici e coppe nei secoli sono stati indicati come il Santo Graal. Per esempio il calice di
Antiochia, in argento, attualmente conservato al Metropolitan Museum di New York. Venne ritrovato
nel 1908 e apparteneva a una chiesa di Kaper Karaon vicino a Antiochia. È decorato con viti, animali
e dieci Apostoli seduti, più due immagini di Gesù. Questo artefatto è probabilmente databile intorno
al VI secolo d.C.
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